Stasera è una sera di pensieri semplici.
Penso che ci siamo aggiunti uno all’altro e due è un buon numero.
Penso che a volte ci siamo fatti male, ma questo dolore sarà pure servito a qualcosa.
Penso che hai fatto volare il tempo e neanche i prestigiatori lo sanno fare.
Penso che non riesco a immaginare una risata al di fuori di noi, sarebbe diversa, sarebbe più stretta, meno sonora, sarebbe più sofisticata,
ecco, noi che ridiamo di sciocchezze,
noi che ci chiamiamo con nomi grandi e piccolissimi, a vederci dobbiamo sembrare così stupidi.
Un abbraccio stretto, che non conosce distanze.
Stringimi più forte che puoi, credi anche per me.
Non voglio vivere i resti di noi, preferisco uccidere una storia ancora viva, senza lasciarla soffrire: ognuno si riprende i suoi muscoli.
Perché mi guardi così?
Perché i nostri verbi cominciano tutti per ri-: ri-tornare, ri-dare, ri-vedersi?
Persino amare, il verbo più raro, anche quello è già passato da noi.
E ri-amare non so se si può, non so nemmeno se esiste sullo Zingarelli.
Perché c'era qualcosa, tra quei due, qualcosa che in verità doveva essere un segreto, o qualcosa di simile. Così era difficile capire ciò che si dicevano e come vivevano, e com'erano. Ci si sarebbe potuti sfarinare il cervello a cercar di dare un senso a certi loro gesti. E ci si poteva chiedere perché per anni e anni. L'unica cosa che spesso risultava evidente, anzi quasi sempre, e forse sempre, l'unica cosa era che in quel che facevano e in quello che erano c'era qualcosa - per così dire - di bello.
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