domenica 1 giugno 2008
:(
Ma chi l'avrebbe detto che la vita, mi sorprendeva come hai fatto tu? ti penso e sono un pò sed. io sono sempre stata abituata a manifestare le cose in pubblico, mi veniva piu naturale aprirmi quando perdevo l'intimità delle circostanze a due, in ogni caso. forse per questo ti sto scrivendo sta panfrina dove so che prima di te lo leggeranno quaranta testa di cazzo. con te è sempre stato diverso. era meglio andare in due in libreria al centro sarca, meglio in due in vercelli, meglio in due in motorino, meglio a due il daiquiri uno ci mette la bocca l'altro le mani, meglio un sms che un commento e per questo ti ho costretto a cancellarli tutti. una volta ti ho detto "l'impresa più speciale e di vivere normale." io sono abituata a stupire, a soprendere, a manifestare, e quando mi dici stupiscimi mi fai male, perchè non mi piace, perchè lasciare a bocca aperta vuol dire non farsi capire. tu mi hai insegnato che in due è meglio perchè c'è sempre qualcun altro dall'altro lato che ti guarda negli occhi e se non ti capisce almeno prova a farlo, e provandolo divide qualcosa con te. qualcuno che ti tiene il maglioncino sulla spalla in pizzeria senza battere ciglio, che ti manda la buonanotte ogni notte a ogni ora e ti pensa anche alle cinque del mattino. che non ti fa sentire sola. spero che il tuo sorriso non se ne vada mai, anche se il dentista ti fa patire cambiando il titanio in acciaio. e la vita ti sorriderà, perchè anche se io c'ho un sorriso a mille denti non sempre sono capace di farlo con la stessa intensità, con la stessa costanza. un giorno ti ho detto "io sono pazza dentro" eravamo davanti allo stesso monitor su cui scrivo ora. però eravamo in due. e se tutto il mondo è felice e contento nel volersi sentire diverso, per me è un peso ingombrante, e qualche volta mi fa soffrire, cosi soffrire che mi manca l'aria. questo non significa che se non tengo la bocca spalancata sulla mia dentatura ti pensi di meno. ieri ho fatto un sorpasso da folle, e mi sono messa a ridere da sola perchè tre mesi fa non mi sarebbe mai venuto in mente che se tu spingi l'acceleratore al limite dell'incidente l'altro rallenta. me l'ha insegnato stare abbracciata dietro di te. con l'ipod un po' nel mio orecchio un po' nel tuo. tu che accelleri come un pazzo sui rettilinei, tu che qualche volta accelleri anche in curva, quando non è così semplice, ma anche tu che se decelleri appoggi il braccio sulla mia gamba e mi cerchi. io ti stringerei fortissimo, per dirti che ti voglio bene, TANTO TANTO TANTO, come dici tu. ma resta comunque che sorpassare le macchine mi fa paura. e devo sempre rallentare un attimo. cambiare canzone, avanzare la pizza, scegliere un libro e non comprarlo, comprare il 37 e volere il trentotto. dopo sono al bicocca, sempre che non mi hai rubato il posto all'old ble :)
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